METAMORFOSI FESTIVAL – BALLATA (primo studio su Minotauro) spettacolo


23 marzo 2018 | Mo.Ca -Spazio teatro I.Dra Brescia via Moretto, 78
Alle ore 22:00

Metamorfosi Festival – scena mentale in trasformazione

  • ore 22 Spazio Teatro Idra al Mo.Ca via Moretto, 78 BALLATA (primo studio su Minotauro) Silvia Battaglio/compagnia Biancateatro                                                                                                                                 INGRESSO 10€ intero/ 8€ ridotto                                                                                                                        PRENOTAZIONI: info@teatro19.com +39 335 8007161

regia e interpretazione Silvia Battaglio liberamente ispirato a Il Minotauro (Friedrich Durrenmatt) suggestioni letterarie Georgi Gospodinov, Jorge Luis Borges, Julio Cortazar, Marguerite Yourcenar suggestioni musicali Alva Noto, Max Richter coreografie e drammaturgia Silvia Battaglio disegno luci Massimiliano Bressan produzione Biancateatro in collaborazione con Dipartimento Educativo Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Dipartimento Educativo Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Teatro19, Casa Luft/Zerogrammi

Lo credesti Arianna? Minotauro non s’è quasi difeso.

(La casa di Asterione – J. L. Borges)

E fu allora che Minotauro danzò. Danzò la liberazione, la fratellanza, il tramonto del labirinto, lo sprofondare fragoroso di pareti e specchi, danzò l’amicizia tra Minotauri, animali, uomini e Dei.

(Il Minotauro – F. Durrenmatt)

Terzo capitolo della Trilogia dell’Identità di cui fanno parte anche Lolita (2015) e Orlando.Le primavere (2017), il nuovo spettacolo ruota intorno al tema dell’identità connessa a quello dell’estraneità quale condizione di non-appartenenza. Il mito di Minotauro – fratello di Arianna – rimanda ai ‘labirinti’ che spesso la società costruisce alzando muri, frontiere e tracciando confini che servono a contenere le diversità, siano esse culturali, religiose o fisiche, nonché la paura dell’altro, il racconto di Durrenmatt porta così in luce una storia di grande attualità, dove gli elementi mitologici si fondono con un immaginario di forte potenza espressiva, tracciando un ponte verso il presente. Il labirinto è la ‘casa-prigione’ di Minotauro, ma è anche lo specchio della mente umana e delle sue fragilità, è luogo intricato, caotico, grande come il mondo e allo stesso tempo rappresentazione di una piccola parte di esso, è esilio, solitudine, alienazione e tuttavia alcova, rifugio, viaggio nell’ignoto. L’opera di Durrenmatt – attraverso un flusso poetico di visionaria fisicità – restituisce un ritratto singolare di Minotauro che acquisisce un’umanità commovente, una vulnerabilità innocente nell’incapacità di riconoscere il tradimento e l’inganno stesso del suo tempo, una personalità fragile e pregna di infinite, delicate sfumature. Minotauro è metaforicamente l’escluso, il diverso, è colui che – spogliato delle sue radici, estraneo perfino a se stesso – si nutre della sola immaginazione, che gli fa da memoria, eco e riflesso. Nella sua doppia natura si annida l’ibrido, l’ambiguità dell’essere: in quanto preda delle sue pulsioni più istintive Minotauro è simile una bestia eppure è dotato di una sensibilità puramente umana, di un’ingenuità fanciullesca e limpida, di una naturale aspirazione alla bellezza. Minotauro è dunque l’embrione, fonte di tutte le possibilità inespresse e misteriose con cui l’essere umano è chiamato a confrontarsi, e nella natura semi bestiale – che sconta senza colpa un’esistenza prigioniera per un destino beffardo – non possiamo fare a meno di riconoscere una parte di noi stessi. Minotauro è l’ombra della luce, l’esiliato, l’estraneo, lo straniero, è un fanciullo solo, isolato dal resto del mondo eppure mosso da una forza primigenia, creativa e luminosa che contiene in se l’istinto alla ribellione, è al contempo ragione e istinto, luce e buio: solamente se c’è Minotauro, Arianna può esistere, e questa universale ‘dualità’ costituisce lo specchio che permette il confronto, e quindi la costruzione, il fluire di un’identità individuale e collettiva. In questa riscrittura Minotauro non combatte contro Teseo ma accetta metaforicamente la morte uscendo così dai giochi di potere, liberando se stesso da una condizione di bestialità, di schiavitù e solitudine, Minotauro “muore” ma si trasforma, si trasfigura, si libera. In questa dimensione che è insieme passaggio e metamorfosi, Minotauro danza i suoi pensieri, si muove in senso circolare e curvilineo, talvolta con spirito ibrido e animalesco, poi con levità e gioco, con speranza, con attesa, e sogna a occhi aperti guardando la vita scorrere dalla finestra del suo ‘regno incantato’, guarda il cielo stellato alla ricerca di un altro mondo da inventare, di una nuova esistenza da attraversare, di un nuovo corpo da abitare. E vola libero.